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27 ottobre – 9 dicembre 2011, MALAYSIA2



ce ne voliamo via dall'incombente inverno sudkoreano, golosi come non mai di sole tropicale, di tonnellate di frutta esotica, di delizioso kopi (caffè) sino-malese, ma soprattutto di un'epocale abbuffata multietnica in un qualunque hawkers center o food court, onnipresenti in quest'angolo d'asia (= vie, piazzette o aree coperte, outdoor o indoor, con uno spazio comune zeppo di tavoli e una serie, più o meno infinita, di bancarelle, ambulanti o stand in cui fare incetta a prezzi imbattibili di una gran varietà di cibo delizioso -malese, cinese, indiano, thai, giapponese, western etc etc- MERAVIGLIA!)...


KL - altri tre giorni nel caos dell'"estuario di fango", dedicati a quanto avevamo tralasciato nella nostra prima visita alla capitale malese: su tutto lo splendore delle batu caves, imponenti grotte-tempio in cui gli hindu hanno creato nella roccia calcarea uno spettacolare complesso di santuari, cui si accede attraverso 272 gradini affollati di scimmie voraci, che dal basamento della maestosa statua del dio guerriero murugan s'inerpicano fino all'ingresso. e poi una passeggiata di rito all'ombra delle petronas towers, le famose torri gemelle alte 450 m, costruite secondo le tecniche dell'ingegneria più avveniristica ma con richiami a schemi e motivi geometrici tipici dell'architettura tradizionale musulmana e densi di simbolismo religioso islamico.


johor bahru - l'estremo sud della penisola malese, a un passo da singapore..

♫ ♪ "singapore, vado a singapore!.." ♪ ♫ passeggiata nella città del leone - per raggiungere singapore da JB non dobbiamo che attraversare il ponte che le separa a bordo di un bus, che ci scarica gli immigration check-point per le formalità doganali, e poi dalle woodlands raggiungere la parte opposta dell'isola dove si trova il centro della città-stato. dalla stazione di victoria street il nostro lungo itinerario si snoda prima attraverso little india, al solito pittoresca e colorata, animata dalla musica che da ristoranti e negozi si riversa per le strade, intrisa degli aromi di spezie e incenso e costellata di templi tamil e non solo; continua poi verso marina bay e il quartiere coloniale, dal sapore euro-britannico, coi suoi edifici neoclassico-vittoriani di londinese memoria che ospitano municipio, parlamento, teatri, hotel di lusso, musei, chiese e poi il riverside coi quay e l'esplanade; quindi verso l'adiacente distretto commerciale-finanziario, i tanti grattacieli futuristici e le strade colme di incravattatissimi businnessman asiatici e occidentali, che incrociando le loro traiettorie nell'inarrestabile formicolio della svizzera d'asia; e infine termina a chinatown, a spasso tra templi buddhisti e taoisti, mercati e vie porticate dense di negozi.. alla fine di questa lunga giornata, in cui abbiamo in realtà potuto assaggiare solo parte di quanto la città ha da offrire, facciamo ritorno alla stazione in metropolitana e poi via, di nuovo verso la malesia.
anche a singapore quindi ritroviamo il cocktail multiculturale malese, però stavolta a maggioranza cinese e con tenore di vita decisamente superiore. benchè si possa apostrofare la città del leone con i più o meno felici epiteti di "disneyland con la pena di morte" o "unico centro commerciale del mondo con un seggio alle nazioni unite", noi preferiamo invece ricordarla per il suo mosaico multietnico, il melting pot culinario, il collage di facce cinesi, malesi, indiane, ma anche filippine o mediorientali etc, per il profilo dei minareti che svettano accanto ai gopuram dei templi tamil, per le pagode cinesi incastrate tra i negozi di little india, per le chiese delle più diverse confessioni disseminate un po' ovunque...


melaka - meravigliosa città patrimonio dell'unesco, cui si deve il nome della porzione di oceano indiano tra i mari delle andamane e cinese meridionale e tra sumatra e le coste malesi. luogo di piratesca memoria e di piratesche suggestioni, la cui storia è la storia dell'intera nazione, in cui ogni mattone pare evocare le vicende affascinanti di questo pezzo d'asia, abitato da popoli meravigliosi e conteso da portoghesi, olandesi, inglesi e giapponesi, crocevia di rotte commerciali, culturali e religiose, testimone di tante umane peregrinazioni: splendidi il centro storico con la "red square", le vie affascinanti di chinatown, il coloratissimo lungofiume e le case tradizionali del kampung..


ipoh – un giro in città e soprattutto tra gli incantevoli cave temples (templi nelle grotte) cinesi, nascosti tra le montagne nei dintorni di ipoh, custoditi nelle profondità di rinfrescanti caverne calcaree..


cameron highlands - qualche giorno sulle colline (1500 m s.l.m.), lontano dal caldo soffocante delle coste, tra giungla impenetrabile, piantagioni di the, campi coltivati, fattorie e serre che provvedono al fabbisogno ortofrutticolo di gran parte dello stato..

penang – è una graziosa isola a nord-ovest, connessa da un ponte alla terraferma, il cui cuore è rappresentato dalla nostra città malese preferita, l'incantevole georgetown: anche qui è piacevole perdersi nel quartiere coloniale e tra le vie di little india e chinatown.. la sua atmosfera però ci ha conquistato molto più di quella da metropoli della sorella singapore, e il suo patrimonio storico-architettonico davvero eccezionale vanta i templi cinesi più belli che ci sia capitato di vedere, vivaci mercati, un piacevole lungomare e tanto altro. è interessante anche fare un giro tra le spiagge e i villaggi di pescatori a nord dell'isola, allo snake temple, dove si dice che nell'800 un monaco e guaritore cinese abbia dato rifugio ai serpenti della giungla, i quali hanno iniziato poi a popolare spontaneamente il santuario (oggi più che altro è una commercialissima attrazione turistica, ma si possono comunque ancora vedere le verdi vipere malesi adagiate qua e là), oppure all'affascinante kek lok si, uno dei più gradi templi buddhisti del sudest asiatico con la colossale statua (36 m circa) di kuan yin, dea cinese della misericordia..


malaysian cub prix – esplanade, georgetown (penang) - 3/4 dicembre 2011 - con nostro sommo gaudio capitiamo a penang proprio quando è in programma questo weekend di bagarre su 2 ruote: basta sostituire i prototipi della motogp con coloratissimi motorini asiatici 115 e 130cc per ritrovarsi in una sorta di mugello in miniatura, con tanto di parco chiuso, box allestiti lungo il perimetro murario del fort cornwallis (noi abbiamo salutato piloti e meccanici dai finestroni del museo della fortezza) e miriadi di tifosi aggrappati alle reti di protezione lungo tutto il circuito. qui però le tute sono vecchie e a dir poco logore e gli attrezzi usurati, ma si respira ancora quell'atmosfera genuina e autentica che forse appartiene ormai al passato del motomondiale, quando si trattava un po' meno di luci, sponsor miliardari e primedonne da formula uno e più di passione pura, di quella che lascia il segno, come quello delle gomme sull'asfalto dopo una derapata fatta come si deve... (...ciao sic!...)
ah! e in più tutto rigorosamente gratis!


alor setar - una tappa veloce lungo la strada che ci porta a nord..

kuala perlis - piccolo villaggio portuale incastonato all'estremo nord-ovest della penisola, a un tiro di schioppo dalla thailandia. un'assolata domenica mattina ci presentiamo sul molo in cerca di un pescatore che ci traghetti a satun, cittadina thai appena al di là del confine, e lo troviamo: una quarantina di minuti di navigazione a bordo della longtail boat di una famiglia di pescatori siamesi e lasciamo definitivamente la malesia, col gusto del "kopi-o ben" ancora in bocca...

..selamat jalan!!

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