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::: RITORNO IN THAILANDIA :::


10 dicembre – 15 dicembre 2011, SATUN e TRANG

secondo soggiorno in terra siamese, questa volta si parte dal sud-ovest..
scesi dalla barca che ci ha traghettato al thammalang pier dal porto malese di kuala perlis facciamo un salto indietro nel tempo (il fuso orario ci regala un'ora), salutiamo la thailandia dissetandoci con l'ennesimo succulento ananasso, ci ristoriamo alla penombra provvidenzialmente ariosa dei portici e quindi, sotto il cocente sole meridiano, saliamo sul primo songthaew diretto a satun. restiamo in città per un paio di giorni per poi risalire la costa per un centinaio di km circa fino a trang.



in entrambe ci attende ciò che ha da offrire la classica città thai: wat, templi cinesi, variopinti mercati odorosi di giorno e di notte, negozi, bancarelle, venditori ambulanti etc.. e poi, a satun soprattutto, come del resto in tutto il profondo sud a maggioranza musulmana e malay, anche l'altra thailandia, quella delle moschee, delle donne velate, degli uomini con sarong e songkok..
a questo punto ci viene una gran voglia di mare e, dato che un soggiorno insulare produrrebbe un eccessivo prosciugamento delle nostre finanze residue, optiamo per krabi town e poi chissà...

27 ottobre – 9 dicembre 2011, MALAYSIA2



ce ne voliamo via dall'incombente inverno sudkoreano, golosi come non mai di sole tropicale, di tonnellate di frutta esotica, di delizioso kopi (caffè) sino-malese, ma soprattutto di un'epocale abbuffata multietnica in un qualunque hawkers center o food court, onnipresenti in quest'angolo d'asia (= vie, piazzette o aree coperte, outdoor o indoor, con uno spazio comune zeppo di tavoli e una serie, più o meno infinita, di bancarelle, ambulanti o stand in cui fare incetta a prezzi imbattibili di una gran varietà di cibo delizioso -malese, cinese, indiano, thai, giapponese, western etc etc- MERAVIGLIA!)...


KL - altri tre giorni nel caos dell'"estuario di fango", dedicati a quanto avevamo tralasciato nella nostra prima visita alla capitale malese: su tutto lo splendore delle batu caves, imponenti grotte-tempio in cui gli hindu hanno creato nella roccia calcarea uno spettacolare complesso di santuari, cui si accede attraverso 272 gradini affollati di scimmie voraci, che dal basamento della maestosa statua del dio guerriero murugan s'inerpicano fino all'ingresso. e poi una passeggiata di rito all'ombra delle petronas towers, le famose torri gemelle alte 450 m, costruite secondo le tecniche dell'ingegneria più avveniristica ma con richiami a schemi e motivi geometrici tipici dell'architettura tradizionale musulmana e densi di simbolismo religioso islamico.


johor bahru - l'estremo sud della penisola malese, a un passo da singapore..

♫ ♪ "singapore, vado a singapore!.." ♪ ♫ passeggiata nella città del leone - per raggiungere singapore da JB non dobbiamo che attraversare il ponte che le separa a bordo di un bus, che ci scarica gli immigration check-point per le formalità doganali, e poi dalle woodlands raggiungere la parte opposta dell'isola dove si trova il centro della città-stato. dalla stazione di victoria street il nostro lungo itinerario si snoda prima attraverso little india, al solito pittoresca e colorata, animata dalla musica che da ristoranti e negozi si riversa per le strade, intrisa degli aromi di spezie e incenso e costellata di templi tamil e non solo; continua poi verso marina bay e il quartiere coloniale, dal sapore euro-britannico, coi suoi edifici neoclassico-vittoriani di londinese memoria che ospitano municipio, parlamento, teatri, hotel di lusso, musei, chiese e poi il riverside coi quay e l'esplanade; quindi verso l'adiacente distretto commerciale-finanziario, i tanti grattacieli futuristici e le strade colme di incravattatissimi businnessman asiatici e occidentali, che incrociando le loro traiettorie nell'inarrestabile formicolio della svizzera d'asia; e infine termina a chinatown, a spasso tra templi buddhisti e taoisti, mercati e vie porticate dense di negozi.. alla fine di questa lunga giornata, in cui abbiamo in realtà potuto assaggiare solo parte di quanto la città ha da offrire, facciamo ritorno alla stazione in metropolitana e poi via, di nuovo verso la malesia.
anche a singapore quindi ritroviamo il cocktail multiculturale malese, però stavolta a maggioranza cinese e con tenore di vita decisamente superiore. benchè si possa apostrofare la città del leone con i più o meno felici epiteti di "disneyland con la pena di morte" o "unico centro commerciale del mondo con un seggio alle nazioni unite", noi preferiamo invece ricordarla per il suo mosaico multietnico, il melting pot culinario, il collage di facce cinesi, malesi, indiane, ma anche filippine o mediorientali etc, per il profilo dei minareti che svettano accanto ai gopuram dei templi tamil, per le pagode cinesi incastrate tra i negozi di little india, per le chiese delle più diverse confessioni disseminate un po' ovunque...


melaka - meravigliosa città patrimonio dell'unesco, cui si deve il nome della porzione di oceano indiano tra i mari delle andamane e cinese meridionale e tra sumatra e le coste malesi. luogo di piratesca memoria e di piratesche suggestioni, la cui storia è la storia dell'intera nazione, in cui ogni mattone pare evocare le vicende affascinanti di questo pezzo d'asia, abitato da popoli meravigliosi e conteso da portoghesi, olandesi, inglesi e giapponesi, crocevia di rotte commerciali, culturali e religiose, testimone di tante umane peregrinazioni: splendidi il centro storico con la "red square", le vie affascinanti di chinatown, il coloratissimo lungofiume e le case tradizionali del kampung..


ipoh – un giro in città e soprattutto tra gli incantevoli cave temples (templi nelle grotte) cinesi, nascosti tra le montagne nei dintorni di ipoh, custoditi nelle profondità di rinfrescanti caverne calcaree..


cameron highlands - qualche giorno sulle colline (1500 m s.l.m.), lontano dal caldo soffocante delle coste, tra giungla impenetrabile, piantagioni di the, campi coltivati, fattorie e serre che provvedono al fabbisogno ortofrutticolo di gran parte dello stato..

penang – è una graziosa isola a nord-ovest, connessa da un ponte alla terraferma, il cui cuore è rappresentato dalla nostra città malese preferita, l'incantevole georgetown: anche qui è piacevole perdersi nel quartiere coloniale e tra le vie di little india e chinatown.. la sua atmosfera però ci ha conquistato molto più di quella da metropoli della sorella singapore, e il suo patrimonio storico-architettonico davvero eccezionale vanta i templi cinesi più belli che ci sia capitato di vedere, vivaci mercati, un piacevole lungomare e tanto altro. è interessante anche fare un giro tra le spiagge e i villaggi di pescatori a nord dell'isola, allo snake temple, dove si dice che nell'800 un monaco e guaritore cinese abbia dato rifugio ai serpenti della giungla, i quali hanno iniziato poi a popolare spontaneamente il santuario (oggi più che altro è una commercialissima attrazione turistica, ma si possono comunque ancora vedere le verdi vipere malesi adagiate qua e là), oppure all'affascinante kek lok si, uno dei più gradi templi buddhisti del sudest asiatico con la colossale statua (36 m circa) di kuan yin, dea cinese della misericordia..


malaysian cub prix – esplanade, georgetown (penang) - 3/4 dicembre 2011 - con nostro sommo gaudio capitiamo a penang proprio quando è in programma questo weekend di bagarre su 2 ruote: basta sostituire i prototipi della motogp con coloratissimi motorini asiatici 115 e 130cc per ritrovarsi in una sorta di mugello in miniatura, con tanto di parco chiuso, box allestiti lungo il perimetro murario del fort cornwallis (noi abbiamo salutato piloti e meccanici dai finestroni del museo della fortezza) e miriadi di tifosi aggrappati alle reti di protezione lungo tutto il circuito. qui però le tute sono vecchie e a dir poco logore e gli attrezzi usurati, ma si respira ancora quell'atmosfera genuina e autentica che forse appartiene ormai al passato del motomondiale, quando si trattava un po' meno di luci, sponsor miliardari e primedonne da formula uno e più di passione pura, di quella che lascia il segno, come quello delle gomme sull'asfalto dopo una derapata fatta come si deve... (...ciao sic!...)
ah! e in più tutto rigorosamente gratis!


alor setar - una tappa veloce lungo la strada che ci porta a nord..

kuala perlis - piccolo villaggio portuale incastonato all'estremo nord-ovest della penisola, a un tiro di schioppo dalla thailandia. un'assolata domenica mattina ci presentiamo sul molo in cerca di un pescatore che ci traghetti a satun, cittadina thai appena al di là del confine, e lo troviamo: una quarantina di minuti di navigazione a bordo della longtail boat di una famiglia di pescatori siamesi e lasciamo definitivamente la malesia, col gusto del "kopi-o ben" ancora in bocca...

..selamat jalan!!

22 agosto - 27 ottobre 2011, COREA del SUD



oltre 2 mesi nella terra del calmo mattino, eppure raccontare la corea, o meglio quello che noi vi abbiamo colto, è cosa di non poca difficoltà.. è un paese dai mille volti, complesso e ricco di sfumature, per cui possiamo solo tentare di abbozzarne il ritratto..
siamo nella terra della tecnologia più avveniristica, che si fa notare già sul treno dall'incheon airport a seoul station.. qualche esempio: tutti ma proprio tutti hanno lo smartphone o il galaxy pad della samsung e pure i contadini ultrasettantenni sudano sui campi col cell in tasca; la corea è il primo paese al mondo ad aver predisposto la copertura totale del suo territorio con collegamento internet ad alta velocità già dal 2003 (ora siamo ai 100 Mb e al 4G UMTS), comprese tutte le scuole dello stato; entro il 2015 tutto il materiale didattico sarà digitalizzato e gli studenti al posto dei libri avranno e-book readers (già oggi si vedono pochi zainetti leggeri in giro); e ci fermiamo qui ma potremmo continuare..
una terra al contempo strettamente legata alla tradizione, in cui a tutt'oggi sono i complessi rituali sociali del confucianesimo, ancora sentiti e attuali, a regolare i rapporti interpersonali tramite un serie di consuetudini e formule alquanto rigide, che delineano una società altamente gerarchica: le relazioni sono vincolate dall'età, per cui i più giovani devono assumere nei confronti dei più anziani, anche solo di un mese, un comportamento deferente e rispettoso; il sistema è insomma pensato in modo che tutti in ogni momento sappiano qual è la loro posizione rispetto all'interlocutore e quello che possono o non possono permettersi, al fine di mantenere ordine e controllo a tutti i livelli della società (di qui dunque le serie infinite di inchini, l'impossibilità di contraddire i superiori, un certo distacco nel rapporto coi genitori, cui si dà del lei, e così via)..
è la terra dei grattacieli e delle multinazionali hi-tech, dove però gli anziani contadini, e non solo, sono costretti a lavorare finchè campano perchè prendono 150€ di pensione...
una terra in cui l'istituzione sociale principale è il matrimonio, qui ancora in auge e molto più che da noi, così dalla ventina in su tutti sono freneticamente impegnati a trovarsi compagno/a perfetti, con cui condividere gli anni a venire e metter su famiglia, entro e non oltre i 30 -pena un grave danno alla propria dignità sociale e interminabili sermoni genitoriali su fallimento, futuro etc-... fin qui niente di strano, non fosse che la pratica più diffusa per la suddetta ricerca sono gli appuntamenti al buio, organizzati dalla famiglia o dagli amici, che si traducono in veri e propri test prematrimoniali con interrogatorio strutturato a proposito di istruzione, lavoro, stipendio, macchina, vestiti etc..
è terra tradizionalmente intrisa di credenze sciamanico-animiste, assorbite e mai del tutto abbandonate poi con l'avvento del buddhismo, a sua volta affiancato se non superato dalla massiccia conversione al cristianesimo.. negli ultimi anni, oltre ai culti cattolico-protestanti tradizionali, è in continua crescita l'adesione a talune pratiche religiose para-settarie d'oltreoceano (avventisti, pentecostali, chiese dell'apocalisse, metodisti estremi, esercito della salvezza etc), per cui non è raro imbattersi nella ritualità fanatico-spettacolare delle cerimonie di trance collettiva o in organizzazioni cristiane piramidali che associano impostazione militare a tecniche di management made in usa... questo ha sollevato in noi qualche perplessità, ancor più perchè si accompagna ai 2 anni (!) di leva obbligatoria per tutti i 20enni maschi e alle 15 ore di scuola quotidiane cui sono costretti i giovani alle superiori (nell'età in cui si plasma la propria personalità, non solo sgobbando sui banchi e in biblioteca, per quanto questo sia importante, ma anche e soprattutto sviluppando le basi di una feconda, autonoma e documentata libertà di pensiero)..
tutto ciò si somma all'importanza che qui sembra rivestire l'apparenza: abbigliamento, trucco e parrucco devono essere sempre perfetti (e parliamo da italiani perciò, quando diciamo che qui la situazione è allarmante, credeteci!), soprattutto nelle grandi città.. e in tutto questo si inserisce il tasso di suicidi, che è il più alto al mondo, soprattutto tra i giovani... l'idea che ci siamo fatti, chiacchierando con chi abbiamo incontrato lungo la strada, è che si tratti di una società estremamente competitiva, dove essere i primi della classe, entrare in un college prestigioso, fare carriera magari in una corporation e quindi fare soldi sono i requisiti fondamentali di una vita di successo, e dove il collettivismo tradizionale delle società asiatiche mal si sposa con un individualismo incalzante, figlio del capitalismo e dell'occidentalizzazione, che sta sgretolando gli equilibri sociali e personali..
ciò detto, tutti gli aspetti più o meno disorientanti della società coreana si annullano di fronte a quanto ci sia secondo noi da imparare da questo popolo gentile, vivace, fiero e generoso.. a cominciare dal loro profondo amore per la natura, dalla conoscenza e dal rispetto che mostrano di avere nei suoi confronti e dalla totale assenza di criminalità che rende le città estremamente sicure..
e poi quando parliamo della corea e della sua gente non possiamo fare a meno di pensare alle drammatiche vicende del secolo scorso e alle conseguenze che hanno portato con sè... prima l'invasione e occupazione giapponese (1910-1935), con la mortificazione e l'oppressione culturale, le violenze, le deportazioni, le vicende terribili delle cosiddette donne di conforto, 15/20enni portate al fronte e costrette a essere ogni giorno violentate da decine di soldati giapponesi che necessitavano di svago e consolazione, (e questo è niente).. poi l'ingerenza sovietico-americana, la devastante guerra del 50-53 e la successiva divisione del paese, un trauma mai sanato nella mente e nel cuore dei coreani che hanno l'età per ricordare.. e infine la sudditanza nei confronti degli usa, che hanno sì finanziato il progresso economico coreano (storia che suona familiare?), ma al prezzo di un sostanzioso supporto in vietnam, di una servitù militare pesantissima che oggi conta la presenza di circa 30000 soldati usa e non sappiamo nemmeno quante basi, dell'instaurazione di dittatori compiacenti che hanno sacrificato diritti civili e sindacali sull'altare del suddetto progresso.. e qui ci fermiamo per non esagerare….
e di fronte a tutto questo ci lasciano sempre senza parole la forza, l'onestà, l'orgoglio, l'unità nazionale dei coreani, e la loro straordinaria consapevolezza, determinazione e perseveranza, da cui, ribadiamo, ci sarebbe davvero tanto da imparare..
benvenuti in corea!


22 – 26 agosto / 24 - 26 ottobre, SEOUL




è l'emblema del “miracolo del fiume han”, espressione che ben sintetizza lo straordinario sviluppo economico sudcoreano dalla fine della guerra di corea a oggi e la conseguente trasformazione della capitale da piccolo centro urbano in rovina a metropoli dal respiro globale.. e seoul infatti incarna alla perfezione l'ansia di futuro dei coreani e la voglia di lasciarsi alle spalle quei troppi anni dolorosi e difficili..

è una città moderna e tecnologica, in cui il futuro guarda però incessantemente al passato, alla tradizione, al cuore antico della corea, ricco di vestigia storiche e affollati mercati “asian style”.. tra i grattacieli spuntano coloratissimi palazzi e templi di epoca joseon (1392-1910) e meravigliosi villaggi hanok (architettura tradizionale della casa coreana, in legno con riscaldamento a pavimento), il tutto incorniciato da parchi e giardini straordinariamente curati, nei quali ben si può cogliere l'amore dei coreani per la natura e l'estrema cura che dedicano alla sua salvaguardia.. in generale la città, come tutto il paese, offre ottimi servizi: efficientissimi mezzi di trasporto, bagni pubblici immacolati e gratuiti in ogni dove, distributori d'acqua sempre gratuiti in quasi tutti gli uffici pubblici, barriere architettoniche inesistenti, traffico sostenibile e quasi ordinato rispetto a qualsiasi delle altre città asiatiche in cui siamo stati etc etc, insomma un livello di qualità e attenzione per i dettagli davvero difficile da trovare altrove..
è molto piacevole da percorrere a piedi, magari lungo il cheonggyecheon, il fiumiciattolo che attraversa il centro e che è stato recentemente riqualificato con spazi verdi, camminamenti e spazi artistico-espositivi (nelle sue acque limpide i coreani si concedono rinfrescanti pediluvi, e siamo nel cuore di una tra le più grandi metropoli del globo!), o vagando di palazzo in palazzo (davvero tutti splendidi: changdeokgung, changgyeonggung, deoksugung, gyeongbokgung, unhyeongung), di tempio in tempio (jongmyo shrine, jogyesa), tra le viuzze ricche di atmosfera degli hanok village (bukchon, namsangol), tra le sale dei tanti interessanti musei.. oppure gironzolando per ore, spinti da nobili interessi socio-antropologici o in preda alla febbre da shopping, tra i vicoli dei mercati tradizionali (dongdaemun, namdaemun, gwangjang), o nei moderni shopping disctricts, luccicanti di insegne luminose e perennemente affollati.. per non parlare del cibo, per tutti i gusti e tutte le tasche, delizioso da 1.000 a 100.000 won!
e questo è niente davvero.. ci mancherai, seoul!


27 agosto – 14 settembre, YOUNG-I FARM (GWANGCHEON)




eccoci al primo dei nostri soggiorni campestri!, del tutto ignari del fatto che ad attenderci, più che un idillio arcadico, ci sono 3 settimane di lavoro ai folli ritmi dei contadini coreani, che sembrano ignorare del tutto il piacere di concedersi una pausa e/o le virtù corroboranti di una mezzoretta col culo su una sedia! (quanto è lontana la bucolica serenità dei nostri giorni da wwoofers in turchia..)
archiviate le lamentele di rito (più che dovute dopo 1 lungo splendido anno work-free), viviamo una bella esperienza ed è con ogni probabilità il miglior esordio, considerato che in termini di ore di lavoro, da wwofer è praticamente impossibile trovare di peggio, cosicché tutto ciò che verrà dopo ci sembrerà più che fattibile...
le nostre 8/9/10 ore al giorno le abbiamo passate a fare un po' di tutto: sradicare giungle inespugnabili di erbacce da tutte le serre della fattoria, raccogliere kochu (peperoncino/ ingrediente principe della cucina coreana= gran parte di quello che mangiano è rosso!), trapiantare e annaffiare petchu (cavolo coreano con cui si prepara la tipologia onnipresente di kimchi, il piatto nazionale= verdure fermentate con peperoncino), seminare e ripulire tonnellate di cipolle, destinate a diventare il delizioso nettare con cui mrs. bun hi ci deliziava la sera, dopo una giornata massacrante, al grido di “well being! well being!”, preparare 110 sacchi di biosoil, finire a pg 10 dell'honseong times con tanto di foto per essere gli unici stranieri alla “sagra della bistecca” della città regina della carne di mucca (e, in tutto questo, essere pure vegetariani!!!), preparare kimchi e chapche, il tutto con l'impagabile compagnia di un gruppo di deliziose nonnette ultrasettantenni che lavorano nei campi come cyborg per arrotondare la loro misera pensione (non ci sono parole!)..
ecco! ma gavevi proprio da ndare fin in korea par fare i contadini!? e lora xitti, e ve sta ben!!

15 settembre, DAEGU


ci fermiamo a daegu per visitare lo “yangnieongsi herbal medicine market”, che risale all'epoca joseon ed è tuttora il principale centro di medicina tradizionale orientale della corea: ginseng di tutti i tipi, corni di cervo, lucertole secche, pelli di serpente, serpenti sotto spirito, gusci di tartaruga, un'infinita varietà di cortecce e tronchetti per infusi e molto molto altro..

16 – 20 settembre, GYEONGJU

la bella gyeongju, “il museo senza mura” dei coreani, è il gioiello del regno di silla (57 ac – 935 dc), sua capitale ricchissima e millenaria..e di un gioiello si tratta ancora oggi.. per cui non può che conquistarci con i suoi verdissimi parchi che ospitano i tumuli degli antichi re, i suoi giardini da favola, i campi fioriti, i laghetti di fiori di loto, le numerose testimonianze dei fasti del suo nobile passato, l'atmosfera tranquilla da cittadina di provincia..
visitiamo le tombe della dinastia (circa 35 tombe reali e oltre 500 sepolture a tumulo, che si presentano come graziose collinette erbose, sotto cui si cela la struttura in pietra della camera funeraria che ospita il sarcofago ligneo), il museo nazionale, il delizioso bulguksa temple, da cui prendiamo lo spettacolare sentiero che sale lungo il fianco del tohamsan, attraverso la foresta, fin quasi sulla cima dove sta il seokguram grotto, il santuario che custodisce il meraviglioso buddha seduto, fiore all'occhiello della scultura buddhista coreana..
dormiamo in una guesthouse deliziosa, ricavata in un'antica casa hanok, chiaramente korean style, come sempre del resto (ovvero sul pavimento, con un sottile materasso quando sei fortunato!), e ci godiamo i nostri giorni di riposo prima di tornare al lavoro nei campi..



21 settembre – 4 ottobre, SWEET PARSIMMON VILLAGE (CHANGWON)















eccoci nella terra dei kaki, quella vera.. qui ne coltivano ben 6 varietà, per un totale di oltre 2000 alberi, e in più producono vino, aceto, noodles e the con i frutti e le foglie.. e considerato il costo stratosferico della frutta in corea (20€ per 10-12 mele) e l'alta qualità dei kaki dolci coreani, bastano due conti approssimativi per farsi un'idea del volume di affari colossale che smuove il re dei kaki..
qui i ritmi di lavoro sono di gran lunga più clementi, anche perchè l'alta stagione (ovvero il raccolto di kaki e riso) cade tra fine ottobre e dicembre, perciò ci siamo divertiti a decorare gli argini dei fossi con fiori di vario tipo, annaffiare l'orto, costruire un nuovo recinto con tanto di stagno per le oche, staccare dalle piante i frutti guastati e dare una mano con i numerosi gruppi che partecipano all'interessante progetto di farm experience del villaggio, per il quale ci siamo improvvisati istruttori di tiro con l'arco!
e ci è scappata pure una piacevole passeggiatona in montagna (i coreani sono pazzi per l'hiking!!) sul vicino jaeyaksan, chiusa alla grande con la visita al tempio di pyochungsa, incastonato in fondo alla valle ai piedi del monte, splendido nella luce dorata del tramonto.. nemo min ho!!

5 ottobre, HAEINSA



torniamo a daegu per un giorno e da lì facciamo un giro al tempio di haeinsa sul gayasan, centro che ha visto lo sviluppo del buddismo coreano e in cui sono custodite le tripitaka koreana, il più antico e completo canone buddista in lingua cinese del mondo (81350 tavole lignee, esenti da errori, stampate tra il 1236 e 1251)..

6 - 7 ottobre, BUSAN

seconda città della corea, nonché suo maggiore porto, busan è famosa per l'area di haeundae beach e le altre sue spiagge, la busan tower, l'incredibile jagalchi fish market, i templi di beomeosa in montagna e haedong yunggungsa in riva al mare, il busan international film festival...














8 – 20 ottobre, SAMHO FARM (JIRISAN)

ecco finalmente il degno coronamento delle nostre fatiche contadine.. stiamo qui 2 settimane e viviamo nella loro adorabile casa hanok, lungo un ruscello nel bel mezzo di una foresta di gingko biloba.. siamo sul jirisan, seconda vetta della corea e più grande parco nazionale del paese.. lavoriamo q.b. (piantiamo aglio, annaffiamo l'orto, estirpiamo erbacce e concimiamo tutti i filari di omija della fattoria, raccogliamo e tagliamo funghi da seccare nelle loro fungaie naturali, installiamo una cisterna con annesse tubazioni per il pollaio etc etc) ma ci divertiamo un sacco: la famiglia lee è splendidamente gentile e ogni momento è buono per un buon sorso di soju (distillato di bamboo, riso o acero) o meglio per un “makgully & korean pizza party” (vino di riso e haemul jeon, una sorta di pancake con funghi, cipollotti e/o pesce -mistero rimane il motivo per cui la chiamano pizza!?!)!
qui impariamo forse più che nelle altre fattorie sull'utilizzo tradizionale di molte piante officinali coreane, nell'alimentazione come nella medicina, assaggiamo l'omija cha (the di omija, schisandra chinensis, ovvero piccole bacche rosso-violacee dalle molteplici proprietà nutritivo-terapeutiche) e abbiamo anche la fortuna di assistere alla raccolta del pregiato e costoso mountain ginseng nella foresta di famiglia (ci hanno poi donato 4 radici!!)..
감사합니다!!














21 – 22 ottobre, GWANGJU e UNJUSA

gwangju è uno dei centri più grandi del sud, una città piacevole e vivace, come molte altre città coreane..
il suo nome evoca però nella coscienza nazionale quel terribile maggio di 31 anni fa, quando la città si trasformò nella tienanmen coreana.. era la primavera dell'80 e gli studenti scendevano in piazza contro la dittatura militare di chun doo-hwan in nome della democrazia, della libertà di espressione, del rispetto dei diritti civili. chiedevano la fine di quel regime oppressore che, con la compiacenza e i dollari della casa bianca, stava traghettando la corea nell'olimpo dei ricchi del mondo, grazie al pugno di ferro e a politiche di feroce industrializzazione..

il neo dittatore chun doo-hwan, in tutta risposta, inviò i parà armati che si lasciarono andare a violenze senza scopo, denudando e brutalizzando i ragazzi prima di spaccargli la faccia a bastonate [...]. intorno alla sollevazione studentesca si creò un movimento di resistenza spontaneo che coinvolse buona parte della cittadinanza e diventò incontrollabile [...]. dal dolore e dalla rabbia di quei momenti nacquero comitati spontanei di autogoverno che mantennero il pieno controllo di gwangju per cinque lunghissimi giorni, nonostante la legge marziale imposta dalle forze armate. alcuni cittadini che si erano armati presero a rispondere colpo su colpo [...]. l’esperienza di autogoverno di gwangju, da molti paragonata alla “comune” socialista di parigi del 1871, terminò in quella carneficina che la storia nazionale ricorda come “il sepolcro della democrazia coreana”. l’esercito riprese la città il 27 maggio, racconta la bbc, «schiacciando la resistenza dei cittadini in uno spettacolo travolgente di forza». 200mila soldati si avventarono sulla rivolta e in novanta minuti la annegarono nel sangue. il bilancio finale di coloro che persero la vita nell’assalto è controverso, la stima ufficiale parla di duecento vittime ma c’è chi arriva a contarne duemila [...]. la verità definitiva rimarrà sepolta per sempre nei laghi dove i soldati gettarono decine di corpi.” (da “gwangju 1980, la ferita sudcoreana", di bruno picozzi, terra news, 8-11-2010)
...
già che ci siamo ne approfittiamo per fare un salto all'intrigante tempio di unjusa, che pareva essere in origine ornato da 1000 statue di buddha e 1000 pagode.. leggenda narra che il territorio coreano fosse minacciato da un pericoloso sbilanciamento geo-morfologico, decretato dalle teorie geomantiche tradizionali e dovuto alla maggiore presenza di rilievi nel sudest rispetto al sudovest, il quale avrebbe potuto condurre ad un drammatico rovesciamento della penisola.. fu così che per ovviare a tale disastrosa insidia il monaco doseon invocò l'aiuto di muratori celesti per erigere migliaia di statue e pagode, a simulare altrettante vette montane.. le uniche due incompiute, essendo la loro realizzazione interrotta all'alba dal canto del gallo che intimava agli scultori il ritorno in cielo, giacciono ancora a terra su una collinetta non lontano dal tempio e dalle 93 statue e 21 pagode sopravvissute alla storia e alla leggenda..



23 ottobre, JEONJU

abbiamo un giorno da passare nel jeonju hanok village, che per l'occasione si mostra al meglio, colorato e festante, per il bibimbap festival: le stradine sono popolate di bancherelle con piatti e liquori tradizionali, artigiani, artisti, musicisti, calligrafi e piccoli palchi ad ogni incrocio, su cui i cittadini ispirati possono esibirsi, previo inserimento del proprio nome in scaletta....
in tale giuliva domenica, che fa tanto sagra nostrana, ci concediamo per l'ultima volta un banchetto con makgully e haemul jeon!


poi ce ne torniamo a seoul per un arrivederci degno di tale nome e il 27 lasciamo l'incantevole autunno coreano, esploso ormai ovunque nelle mille tonalità della sua tavolozza variopinta, pensando a quando potremo mai tornare fin quaggiù, e a come in fondo la nostra parentesi coreana sia stata una delle idee migliori di questo viaggio..
안녕히 계세요!